English | Italiano

Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

Via Luciano Berio - Saluto di Talia Pecker Berio

Egregio Sindaco, Giuliano Pisapia, gentile Vice Sindaco Ada Lucia De Cesaris, egregio Direttore Commerciale di “City Life” Giorgio Lazzaro, caro Assessore Filippo Del Corno.

E’ con commozione e gioia che vi porto il saluto mio e dei cinque figli di Luciano Berio: Cristina, Marina, Stefano, Daniel e Jonathan, in questa straordinaria occasione della dedica di una nuova via a mio marito e loro padre.
Mi sento di poter parlare anche a nome di Luciano nell’esprimere gratitudine e orgoglio per l’onore e il riconoscimento accordatigli da una città che ha segnato la sua vita forse più di ogni altra in cui ha dimorato durante i 77 anni della sua vita.

Oneglia fu il paese natio, di mare, d’infanzia e della presa di coscienza della propria vocazione musicale. Radicondoli è stato il luogo della maturità, del ritorno in Italia, dell’amore per la terra e il silenzio. Nel mezzo ci furono l’America – un importante capitolo di vita e di esperienza lavorativa e culturale; poi Roma, Parigi, Firenze, e ancora Roma – per l’incarico a Santa Cecilia – città nella quale, non per scelta, morì nel 2003.

Milano invece fu la scena della vera formazione: professionale, certo, ma anche culturale, umana e politica. E’ con l’approdo a Milano nel 1945 che Berio scopre i tesori della modernità musicale, letteraria e artistica che nel buio del ventennio fascista erano ignoti nella provinciale Imperia. Qui – parallelamente agli studi al Conservatorio – fa le prime esperienze lavorative (le famose “spedizioni punitive” delle orchestrine improvvisate che si formavano sotto le arcate della Galleria per andare a suonare in periferia…); qui incontra Cathy Berberian – prima moglie e compagna di un sodalizio artistico durato fino alla sua prematura scomparsa; qui nasce la loro figlia Cristina. Qui fioriscono le amicizie storiche e si compiono le grandi sperimentazioni nel e attorno allo Studio di Fonologia fondato nel 1956 con Bruno Maderna – Studio che diventa un focolaio di «incontri musicali» (1) e intellettuali tra i più vivaci dell’Europa di allora.

Basti un episodio riportato da Umberto Eco in occasione di un convegno dedicato a Berio nel 2008, per evocare lo straordinario fermento di quegli anni a Milano: Eco racconta come «la sera di giovedì 26 febbraio 1959 […] in un bar sull’angolo di via Massena […] soprannominato “di Ballesecche” da Berio e Maderna per non so quale loro antipatia nei confronti del proprietario. Là nella sala del biliardo si sono radunati per festeggiare John Cage (il quale aveva appena vinto due milioni e mezzo nel quiz sui funghi a “Lascia e raddoppia" di Mike Bongiorno) lo stesso Eco, Berio, Maderna, Cathy, Marino Zuccheri, Roberto Leydi e Peggy Guggenheim «con un paio di scarpine d’oro» (2). E vanno ricordati ancora Henri Pousseur, Karlheinz Stockhausen, Luigi Nono, Piero Santi, Fedele d’Amico, e – per altre vie e un po’ più tardi - Italo Calvino ed Edoardo Sanguineti.

Ritratto di città del 1954 è un «lavoro collettivo» che illustra bene lo spirito di quegli anni e la centralità di Milano nel suo formarsi. Berio, Maderna e Leydi creano assieme una «rappresentazione radiofonica interamente ottenuta con i mezzi della musica concreta ed elettronica, cioè con suoni reali opportunamente trattati, e con frequenze prodotte da un generatore», narrando - trasfigurandoli liricamente - frammenti di vita urbana ancorati tuttavia a riferimenti concreti: «primo fra tutti – sottolineano gli autori - l’esistenza dimostrata e controllabile di una città chiamata Milano». (3)

La città, o meglio l’idea di città, attraversa con vesti diverse l’intera parabola creativa di Luciano Berio. La troviamo in appunti degli ultimi anni come modello ideale per l’architettura di un pezzo per grande orchestra mai realizzato; la incontriamo in un lavoro che vide la luce nel 1982 qui a Milano, al Teatro alla Scala, con il testo magistrale di Italo Calvino: La vera storia, la cui prima parte è una specie di rituale «estivo e all’aria aperta» mentre la seconda (che ha lo stesso testo della prima) è «invernale e in città» (4). Una città metaforica, travolta dalle scosse e dalle angosce di tempi bui. Ve ne leggo pochi versi:

Prima Festa
Nella festa tutto
Il coro la banda il mercato
Tutte le feste in una
Il carnevale il santo
La città è solo festa
Il corteo lo sbaraglio
Nella festa tutto
[…]
Anche in giorni di festa
C’è chi è inseguito e preso
Battuto e incatenato
La festa era ed è
Feroce sacrificio. (5)

E ancora, in Coro paragonato da Berio a un «progetto di una citta della mente che si realizza a diversi livelli, che produce, raccoglie e unifica cose e persone diverse, presentandone i caratteri individuali e collettivi, le lontananze, le parentele e i conflitti». (6)

E’ una specie di “credo” – quello dell’incontro, del dialogo e della complementarità - che ritorna ed evolve senza mai venir meno nell’opera di Berio. Egli innalzava il concetto di polifonia ad un principio etico di pluralismo ed eterogeneità. «In una vera polifonia – diceva – le voci differenti contribuiscono all’insieme conservando però la loro identità se non addirittura la loro autonomia». (7)
La sua musica, benché profondamente radicata nel suo tempo, ci parla essenzialmente della possibile coesistenza di Storia – nel senso del termine reso immortale da Elsa Morante – e innovazione, di istanze critiche nei confronti del presente e con ferrea fede nel futuro. Non a caso egli ha voluto intitolare il suo manifesto poetico (le cosiddette «Lezioni americane» (8)) Un ricordo al futuro che è l’ultimo verso – sempre di Calvino – di Un re in ascolto – un altro lavoro di teatro musicale che due anni dopo la Prima del 1984 a Salisburgo andò in scena alla Scala, come poi Outis in prima assoluta nel 1996 sempre alla Scala con testo composto assieme all’amato Dario Del Corno.

Ed è quindi con un ricordo al futuro che mi piace concludere questo mio breve omaggio a Luciano, ai suoi compagni di strada e alla Milano che oggi lo commemora nel modo più vivo e a lui consono.

Grazie.

-––––––––––––––––––––––––––––

(1) Questo il nome della rivista fondata e diretta da Berio in quegli anni e della serie di concerti ad essa connessa; di prossima pubblicazione in una nuova edizione in facsimile, a cura di Angela Ida De Benedictis, presso l’editore Archinto.
(2) U. ECO, Gli anni dello studio, in Luciano Berio. Nuove prospettive / New perspectives, a cura di A. I. De Benedictis, Firenze, Olschki, 2012, pp. 3-16: 3-4.
(3) Le citazioni sono prese dall'annuncio di testa della bobina originale RAI di Ritratto di città, archivi RAI, Milano. Trascrizione di A. I. De Benedictis; pubblicato in Id., Radiodramma e arte radiofonica, Torino, EDT 2004, pp. 197-198. Cfr. anche http://lucianoberio.org/node/2737?60114677=1.
(4) Cfr. L. BERIO, Opera e no (1982), in Id., Scritti sulla musica, a cura di A. I. De Benedictis, Torino, Einaudi, 2013, pp. 267-269: 268. Cfr. anche http://www.lucianoberio.org/node/1385?583992419=1
(5) La vera storia, testo di Italo Calvino, musica di Luciano Berio, programma di sala della prima rappresentazione assoluta, Milano, Edizioni del Teatro alla Scala, 1982, p. 14.
(6) L. BERIO, nota a Coro, http://www.lucianoberio.org/node/1433?779295517=1
(7) Id., nota a Altra voce, http://www.lucianoberio.org/node/1318?990689160=1
(8) Id., Un ricordo al futuro. Lezioni americane, Torino, Einaudi 2006.