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Coro (nota dell'autore)

Coro
per quaranta voci e strumenti (1974-1976)
Testi: Pablo Neruda e canti popolari

Coro, composto tra il 1974 e il 1976 per il Westdeutscher Rundfunk di Colonia e dedicato a Talia Berio, riprende contatto col canto popolare che, in maniera esplicita, era già stato alla base di Folk Songs (1964) e di Questo vuol dire che (1969). In Coro però non vengono citati o trasformati canti popolari veri e propri (a eccezione dell’episodio VI, dove viene usata una melodia croata, e dell’episodio XVI, dove riprendo una melodia dai miei Cries of London) ma, piuttosto, vi vengono esposte e talvolta combinate assieme tecniche e modi popolari diversissimi fra loro, senza riferimento alcuno a canti specifici. In Coro è la funzione musicale di quelle tecniche e di quei modi che viene continuamente trasformata. Non si tratta dunque solo di un coro di voci e di strumenti ma anche di un coro di tecniche diverse che vanno dal Lied alla canzone, dalle eterofonie africane (come le ha analizzate Simha Arom) alla polifonia.
Nel ventaglio piuttosto ampio di tecniche adottate in Coro l’elemento popolare non è certamente il solo; vi insisto perché esso è fondamentale nella struttura generale del lavoro: una struttura sostanzialmente epica e narrativa, fatta soprattutto di episodi chiusi spesso in contrasto fra loro. Non si tratta però di un contrasto elementare: infatti lo stesso testo ricorre più volte con musiche diverse, oppure lo stesso modello musicale appare più volte con testi diversi. Le voci possono identificarsi totalmente con l’articolazione strumentale, mentre il testo genera le sue trasformazioni fonetiche che si propagano da un episodio all’altro, oppure la velocità di enunciazione del testo può variare indipendentemente dall’articolazione generale.
Coro è dunque anche un’antologia di modi diversi di «mettere in musica», da ascoltarsi come un progetto aperto che potrebbe continuare a generare situazioni e rapporti sempre diversi. Come il progetto di una città della mente che si realizza a diversi livelli, che produce, raccoglie e unifica cose e persone diverse, presentandone i caratteri individuali e collettivi, le lontananze, le parentele e i conflitti, entro confini reali e virtuali a un tempo.
Dei diversi livelli di Coro, quello armonico è il più determinante: ne è la base, ma allo stesso tempo anche l’ambiente e il paesaggio lentamente cangiante. Un paesaggio, una base sonora, che genera eventi sempre diversi (canzoni, eterofonie, polifonie, ecc.): figure musicali che si iscrivono come graffiti sul muro armonico della città. La particolare distribuzione delle voci e degli strumenti sulla scena, con ogni membro del coro seduto accanto a uno strumentista dell’orchestra, ha lo scopo di rinforzare acusticamente e visivamente il vasto campo di interazioni tra le voci e gli strumenti.
I testi di Coro si pongono su due livelli diversi e complementari: un livello popolare, costituito da canti d’amore e di lavoro, e un livello epico, costituito dai versi di Pablo Neruda (Residencia en la tierra), che pone quell’amore e quel lavoro in prospettiva.

Luciano Berio