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A-Ronne (nota dell'autore)

A-Ronne
Documentario su una poesia di Edoardo Sanguineti (1974)
per cinque attori

Con A-Ronne, realizzato nel maggio 1974 per la Radio Olandese di Hilversum, riprendo un vecchio problema che è antico e vasto quanto il linguaggio, ed è poi il problema e il tema di fondo di tutta la musica vocale, anche quando il compositore non se lo pone in maniera consapevole: l’articolazione vocale - nel senso più ampio del termine - è significato.
A-Ronne non è una composizione musicale in senso stretto - anche se musicali sono i procedimenti che spesso ne organizzano il percorso (uso delle inflessioni e delle intonazioni, sviluppo delle allitterazioni e delle transizioni fra suono e rumore, uso saltuario di melodie, di polifonie e di eterofonie elementari). Il senso musicale di A-Ronne è primordiale e comune a ogni esperienza, dal parlato di tutti i giorni al teatro, ove cambiamenti di espressione implicano e documentano cambiamenti di significato. È per questo che preferisco definire questo lavoro un documentario su una poesia di Edoardo Sanguineti, così come si dice documentario su un quadro o su un paese esotico. Concepito originariamente come lavoro radiofonico, A-Ronne può forse suggerire qualche tenue legame coi madrigali rappresentativi, cioè col teatro degli orecchi (della mente, diremmo oggi) del tardo Cinquecento.
La poesia di Sanguineti, sottoposta a diverse letture, non è trattata come un testo da mettere in musica ma, piuttosto, come un testo da analizzare e come un generatore di situazioni vocali e di espressioni diverse. Ripetuta circa venti volte e ripercorsa quasi sempre in maniera circolare, la poesia è divisa in tre bevi strofe: il tema della prima strofa è l’Inizio, il tema della seconda è il Mezzo, quello della terza è la Fine. Il testo è rigorosamente e ossessivamente costruito su citazioni in diverse lingue che vanno dall’inizio del Vangelo di Giovanni (in latino, in greco e in tedesco: traduzione di Lutero e modificazioni apportate da Goethe nel Faust) a un verso di T. S. Eliot; da un verso di Dante alle prime parole del Manifesto comunista; da alcune parole di un saggio di Barthes su Bataille alle tre abbreviature (Ette, Conne, Ronne, nella designazione fiorentina) con cui un tempo si chiudeva la tavola dell’alfabeto dopo la Zeta: onde il detto, non più in uso, «dalla A al Ronne» in luogo di «dalla A alla Zeta».
Il senso musicale di A-Ronne risiede nel rapporto che viene istituito fra un testo scritto e una grammatica di comportamento vocale, fra una poesia che resta sempre fedele ai suoi vocaboli e una articolazione vocale che ne modifica continuamente il senso e gli aspetti referenziali. Avviene infatti che le due dimensioni (quella del testo scritto e quella del comportamento vocale) interagiscono in maniera sempre diversa producendo significati sempre nuovi. Ciò è del tutto analogo a quanto avviene nella musica vocale in genere e nella lingua di tutti i giorni, dove il rapporto fra le due dimensioni (quella grammaticale e quella acustica) è sostanzialmente responsabile delle infinite possibilità del discorso e del cantare umani.

Luciano Berio