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Raffaello Majoni

Firenze, 26 maggio 2013

Carissima Talia,
tra poche ore verrò a Radicondoli per ricordare assieme a voi Luciano, dieci anni dopo la sua morte, e non ho saputo resistere al tuo invito e mettere per scritto alcuni pensieri riguardanti la nostra amicizia che ebbe inizio oltre 45 anni fa a Roma. Allora non avevo ancora trent’anni e ci siamo conosciuti eseguendo musica sua, spesso diretta da lui stesso, con gruppi come «I Solisti di Nuova Consonanza», di «Teatro Musica», di «Musica Oggi» e dall’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma in occasione delle registrazioni televisive di C’è Musica e Musica. Di ricordi ce ne sarebbero tanti ma ne voglio accennare solamente a tre. Il primo, e per me il più importante, perché su invito di Luciano nel 1982 ho lasciato Roma e la RAI per Firenze e l“ORT” (Orchestra della Toscana") della quale egli aveva accettato la Direzione Artistica e dove, l’anno successivo, in occasione del suo 58° compleanno, a Radicondoli, ho incontrato quella che è diventata la compagna della mia vita e a proposito della quale, avendo notato come la guardavo e rispondendo ad una mia domanda, Luciano mi disse: «Quella lasciala stare, ché deve scrivere musica e non incominciare a mettere al mondo dei figliuoli...»! Da quella sera non ci siamo più lasciati. Ha continuato a scrivere musica e mi ha dato tre figli. Quest’anno, a ottobre, festeggeremo il 30° anniversario della nostra conoscenza. Altro ricordo:
Sempre in occasione di un compleanno di Luciano a Radicondoli, quando la maggior parte degli ospiti era già andata via e un “quartetto vocale” formato dal padrone di casa e festeggiato, da un fisarmonicista genovese suo amico, dal sottoscritto colla chitarra e da Umberto Eco che di canzoni ne conosceva più di tutti noi, non riusciva più a smetter di cantare canti di montagna, di campagna, di mare...e improvvisamente un Luciano entusiasta sbotta: «...Questo! ...Questo è il vero folclore italiano!!!»
Terzo e ultimo ricordo. Ero già in pensione dal Conservatorio di Bologna e dall’ORT e stavo per lasciare l’Italia per Israele, dove Betty era stata invitata ad insegnare Composizione nell’Università di Bar Ilan. A Radicondoli stavo salutando Luciano che era già ammalato e abbracciandolo, dal profondo del cuore gli dissi: «Luciano, sento che per me sta finendo un’epoca», ed egli di rimando: «Si, è proprio finita un’epoca». E tutt’e due avevamo le lacrime agli occhi.

Raffaello

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