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Talia Pecker Berio, Premessa a Cronaca del Luogo

Talia Pecker Berio
Premessa a Cronaca del Luogo (1999)*

Nella Bibbia ebraica, i due libri delle Cronache sono intitolati Divrei ha-yamim, “I fatti dei giorni” o, più letteralmente, “Le cose (ma anche le cose dette, le parole) dei giorni.” Si tratta di un resoconto conciso e generalmente impersonale dei principali avvenimenti della storia ebraica da Adamo fino all’esilio babilonese, dopo la fine del quale furono scritte le Cronache. Il termine deuteronomion (“seconda legge” o “legge ripetuta”), che ha dato nome al quinto libro del Pentateuco nella traduzione dei Septuagint, deriva dal concetto di Mishneh Torah: l’esercizio di memoria, ripetizione, interpretazione e ampliamento della Torah. Non è irrilevante notare che il nome ebraico del libro è Devarim (come il genetivo Divrei del titolo del libro delle Cronache), che significa per l’appunto cose accadute, cose dette che vengono ascoltate e ricordate. Il processo della memoria è profondamente radicato nei molteplici strati della tradizione ebraica così come si è venuta formando nel tempo e nello spazio. Il dialogo con Dio, la ricerca di una verità universale e innominabile, si traducono nell’ebraismo in una quotidianità fatta di atti concreti e di un costante apprendimento, e le sacre scritture costituiscono l’inesauribile fonte dalla quale questi atti attingono e acquistano senso. La Bibbia ebraica ha generato nei secoli un immenso corpo di commenti tramandati oralmente e poi fissati nei vari ordini del Talmud, con il risultato che la nozione stessa di Testo coincide con il verbo (il logos, l’ebraico davar); essa acquista voce e risuona: diventa un luogo mentale in cui la vita si svolge ed evolve.

“Il Luogo”, ha-Maqom, è uno dei modi di riferirsi a Dio nella tradizione ebraica (ha-Shem, “il Nome”, è un’altro). Ma si tratta di qualcosa di più di una semplice sostituzione del nome impronunciabile. Il concetto di “Luogo” conduce la fede oltre i confini della religione e le fa inglobare il mondo materiale, dove gli umani vivono e muoiono, amano e studiano, lavorano e lottano per sopravvivere. Cronaca del Luogo è perciò non tanto una cronaca di eventi e di luoghi della storia ebraica, ma piuttosto una visitazione di luoghi e di situazioni mentali che prendono spunto da scene ebraiche, bibliche e no, e prendono forma davanti ai nostri occhi e nelle nostre orecchie, in uno spazio che è definito dall’imponente presenza del muro, delle memorie che contiene, dalle sue voci e dalla musica che in esso risuona.

La figura centrale in Cronaca del Luogo è la donna “R”. E’ nella mente di R, nel suo spazio mentale, che l’azione è concepita e si genera; è lei a condurci nei luoghi della propria memoria. Ma nel contempo R stessa è una figura della memoria: il suo nome allude a Rachab, la prostituta di Gerico, la cui vita fu risparmiata da Giosué per aver protetto le sue due spie. L’ambiguità delle proprie radici permettono a R di contenere altre figure femminili, antiche e moderni, vere e fittizie; il mistero che la avvolge le permette di attraversare l’azione con diversi gradi di coinvolgimento. Forse sogna, forse cerca di raccontare una storia che non può essere raccontata perché è fatta di frammenti e porta a una fine indicibile, quando, sopraffatta dagli avvenimenti, R perde la facoltà di ricordare. La sua voce si spegne e il Luogo sconfigge la propria Cronaca.

R e le figure maschili che la circondano, il muro e le sue voci: tutto quanto acquista vita e senso attraverso la musica. E’ il suonare dei diversi componenti di Cronaca del Luogo e il loro confluire nell’onnipresente “muro armonico” dal quale pure derivano, a collegare i frammenti della Cronaca e crearne un’unità a sé stante. Il testo stesso è uno di questi componenti, e pertanto non lo si può definire “libretto”. Non solo esso non racconta una storia, non ha una trama, ma il disegno dal quale è nato era fin dall’inizio concepito in modo da rendere le parole il più possibile adattabili all’azione musicale. Le sei situazioni che costituiscono il percorso drammaturgico di Cronaca del Luogo (il Prologo, L’Assedio, Il Campo, La Torre, La Casa e La Piazza) sono apparentemente indipendenti l’una dall’altra. Esse sono tuttavia connesse, oltre che dal ritorno delle figure centrali, anche da un tragitto che evoca e sviluppa una polifonia di voci diverse, a volte esplicite, a volte implicite.

Il lettore del testo di Cronaca del Luogo è accompagnato da un’eco di glosse che portano in superficie quelle voci implicite facendole dialogare con le parole messe in musica. Sono citazioni tratte in buona parte da fonti che mi sono servite come materiale di partenza, come guida ideale, e in alcuni casi come voce diretta nella stesura del testo: in primo luogo la Bibbia ebraica e la letteratura rabbinica e apocrifa; la poesia di Paul Celan, Marina Cvetaeva e Yitzhak Katzenelson, i racconti di Ida Fink e, in misura minore, La terra desolata di T.S.Eliot. Altre fonti sono emerse dopo, a lavoro compiuto (Ovidio e Dante, Dalia Rabikovitch – una delle massime voci poetiche d’Israele oggi, e ancora altri): come vecchi e nuovi amici che chiedevano di essere accolti nella rete di rimandi e ramificazioni, la quale avrebbe potuto crescere senza fine, quasi a voler mimare i percorsi multipli di un pensiero musicale che significa innanzitutto se stesso, ma che apre infinite porte a ulteriori significazioni.

Desidero ringraziare Elena Loewenthal per la preziosa mano che mi ha teso nei labirinti del midrash durante la preparazione della versione commentata del testo per Cronaca del Luogo.

*Pubblicato in Cronaca del Luogo. Azione musicale, testo di Talia Pecker Berio, Milano, Ricordi (collana libretti) 1999, pp. 7-10; un’edizione bilingue è apparsa quasi simultaneamente in un omonimo fascicolo promozionale della Ricordi, pp. 17 e 19 (Italiano), pp. 16 e 18 (inglese); una traduzione tedesca è apparsa in Cronaca del Luogo, programma di sala del Salzburger Festspiele 1999, Salzburg 1999, p. 32.