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Sequenza V (nota dell'autore)

Sequenza V
per trombone (1966)

Sequenza V, per trombone, può essere intesa come un saggio di sovrapposizione di gesti e azioni musicali: l’esecutore combina e trasforma vicendevolmente il suono della sua voce e il suono propriamente strumentale; in altre parole egli deve compiere simultaneamente due azioni: suonare e cantare. Non è facile riuscire a coordinare le due azioni, e l’efficacia del pezzo risiede proprio in un rispetto scrupoloso degli intervalli fra voce e strumento: solo così è possibile raggiungere quel grado di trasformazione prevista (vocalizzazione dello strumento e «strumentalizzazione» della voce) e fornire una materia idonea a ulteriori e sempre simultanei livelli di trasformazione.
Come anche in Sequenza III per voce, ho cercato in Sequenza V di sviluppare musicalmente un commento fra il virtuoso e il suo strumento, dissociando i comportamenti per poi ricostituirli, trasformati, in unità musicali. Sequenza V può dunque essere ascoltata e vista anche come un teatro di gesti vocali e strumentali.
In Sequenza V fa capolino il ricordo di Grock (Adriano Wettach), l’ultimo grande clown. Grock era mio vicino di casa a Oneglia: abitava una strana e complicata villa in collina, in una sorta di giardino orientale con piccole pagode, laghetti, ponti, ruscelli e salici piangenti. Sovente, con i compagni di scuola, davo la scalata ai cancelli per rubare aranci e mandarini nel suo giardino. Durante la mia infanzia, la vicinanza, l’eccessiva familiarità col suo nome e l’indifferenza degli adulti m’impedirono di comprendere il suo genio. Solo più tardi (avevo circa undici anni) ebbi la possibilità di assistere a un suo spettacolo, sulla scena del Teatro Cavour di Porto Maurizio, e lo compresi. Durante uno dei suoi difficili e musicalissimi numeri, una volta sola nel corso della serata, interrompeva improvvisamente l’azione e, fissando il pubblico con uno sguardo disarmante, domandava: «warum?» (perché?). Non sapevo se ridere o piangere e avevo voglia di tutt’e due. Dopo quell’esperienza, non ho più rubato aranci dal suo giardino.
Sequenza V, scritta nel 1965 per Stuart Dempster, vuole essere un omaggio a Grock e al suo metafisico warum in inglese - why - che del pezzo è il nucleo generatore.

Luciano Berio