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Linea (nota dell'autore)

Linea
per due pianoforti, vibrafono e marimba (1973)

L’idea di fondo o il tema di Linea è la trasformazione costante di una melodia molto semplice in una serie di articolazioni più complesse, differenziate e indipendenti. Non è facile dare una definizione di melodia, dato che il termine implica sempre altre funzioni: una melodia di J. S. Bach - una monodia, una semplice linea - non implica solo una struttura delle frasi ed una ritmica, ma anche una struttura armonica. Nelle Sonate per violino solo la polifonia è sottintesa, e percepita come tale, anche se il violinista suona una linea sola...Se dunque oggi decido di usare una melodia, devo introdurre in essa tutti gli elementi impliciti, che però non sono né dati per scontati né offerti dalla storia, ma devono essere inventati.
Linea è proprio questo - un’esposizione degli elementi impliciti in una melodia, solo apparentemente semplice, che viene distrutta dalle sue stesse implicazioni. A volte, però, la melodia riappare in una forma riconoscibile, come un oggetto ritrovato dopo una lunga assenza e osservato con uno sguardo diverso e forse più penetrante: uno sguardo che di quell’oggetto rivela ora la complessità. Qualche volta i quattro esecutori (due pianisti e due percussionisti) si incontrano sulla stessa linea e suonano la stessa melodia, altre volte divergono e suonano una musica apparentemente differente, ma comunque generata dalla melodia sempre presente.
Il problema di controllare diversi gradi di identità (includendo quella acustica) in un gruppo di esecutori mi ha interessato per molto tempo, e l’ho affrontato in altre composizioni: Circles, (1960), Tempi concertati (1958-1959) Sinfonia (1968), Concerto per due pianoforti (1972-1973), Coro (1974-1976).
Ho composto Linea nel 1973 per Felix Blaska, la sua compagnia di danza e i suoi musicisti. La coreografia del brano dovrebbe sviluppare una sequenza virtualmente analoga ma indipendente di identificazioni e differenziazioni sia all’interno del gruppo dei danzatori, che fra questi ultimi e i musicisti.

Luciano Berio